Facciamo nostro il messaggio del Papa per questa giornata, che si apre con un annuncio sorprendente: la pace esiste ed è già in mezzo a noi, anche se spesso nasce tra macerie, ferite e incredulità. Come il messaggero di Isaia che cammina sulle rovine di una città distrutta, la pace arriva attraverso passi stanchi ma portatori di una notizia nuova: Dio non ha abbandonato il suo popolo e un giorno nuovo è già iniziato.
Al centro di questa visione sta il mistero del Natale. La pace che Cristo dona non è quella del mondo, fondata sul potere o sulla forza, ma una pace che prende forma nella fragilità del Verbo fatto carne. Dio si presenta come un neonato che non parla, ma piange e chiede accoglienza. È una presenza disarmata, che non impone, ma coinvolge, espone al rifiuto e spezza l’indifferenza.
Da qui nasce uno sguardo lucido e doloroso sull’attualità. La carne fragile del Figlio di Dio richiama quella dei popoli colpiti dalla guerra, dei profughi costretti a vivere nelle tende, delle persone senza dimora, dei giovani mandati a combattere e segnati dall’assurdità della violenza. Quando il dolore degli altri entra davvero nel cuore e incrina le nostre certezze, allora la pace comincia a prendere forma.
Il testo invita anche la Chiesa a riscoprirsi missionaria, non portatrice di parole aggressive o dominanti, ma di una presenza mite e fedele, capace di ascolto, dialogo e prossimità. La pace cresce quando cessano i monologhi, quando ci si mette in cammino verso l’altro e si riconosce nella carne umana il luogo dell’incontro con Dio.
In questa prospettiva, Maria appare come Madre della Chiesa e Regina della pace: in lei si comprende che nulla rinasce dall’esibizione della forza, mentre tutto rinasce dalla silenziosa potenza della vita accolta. È da qui che può prendere avvio una pace vera, capace di cambiare i cuori e, con essi, la storia.