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25 dicembre 2025

«Prorompete insieme in canti di gioia» (Is 52,9)

La pace del Natale che nasce dalla fragilità

Facciamo nostro il messaggio del Papa per questa giornata, che si apre con un annuncio sorprendente: la pace esiste ed è già in mezzo a noi, anche se spesso nasce tra macerie, ferite e incredulità. Come il messaggero di Isaia che cammina sulle rovine di una città distrutta, la pace arriva attraverso passi stanchi ma portatori di una notizia nuova: Dio non ha abbandonato il suo popolo e un giorno nuovo è già iniziato.

 

Al centro di questa visione sta il mistero del Natale. La pace che Cristo dona non è quella del mondo, fondata sul potere o sulla forza, ma una pace che prende forma nella fragilità del Verbo fatto carne. Dio si presenta come un neonato che non parla, ma piange e chiede accoglienza. È una presenza disarmata, che non impone, ma coinvolge, espone al rifiuto e spezza l’indifferenza.

 

Da qui nasce uno sguardo lucido e doloroso sull’attualità. La carne fragile del Figlio di Dio richiama quella dei popoli colpiti dalla guerra, dei profughi costretti a vivere nelle tende, delle persone senza dimora, dei giovani mandati a combattere e segnati dall’assurdità della violenza. Quando il dolore degli altri entra davvero nel cuore e incrina le nostre certezze, allora la pace comincia a prendere forma.

 

Il testo invita anche la Chiesa a riscoprirsi missionaria, non portatrice di parole aggressive o dominanti, ma di una presenza mite e fedele, capace di ascolto, dialogo e prossimità. La pace cresce quando cessano i monologhi, quando ci si mette in cammino verso l’altro e si riconosce nella carne umana il luogo dell’incontro con Dio.

 

In questa prospettiva, Maria appare come Madre della Chiesa e Regina della pace: in lei si comprende che nulla rinasce dall’esibizione della forza, mentre tutto rinasce dalla silenziosa potenza della vita accolta. È da qui che può prendere avvio una pace vera, capace di cambiare i cuori e, con essi, la storia.